L’ECOGRAFIA ANO-RETTALE

Tale metodica rappresenta, oggi, un importante mezzo diagnostico a disposizione del chirurgo. Consente, attraverso l’introduzione diretta della sonda ecografica endoluminale opportunamente conformata nella cavità da studiare, una visione morfologica delle strutture del pavimento pelvico, prime tra tutte la valutazione degli sfinteri e della parete rettale, aprendo nuove prospettive e ulteriori potenzialità di inquadramento fisiopatologico (ad es. nell'incontinenza anale).

Nella ecografia trans rettale una sonda cilindrica rotante a 360° viene introdotta nel retto utilizzando alte frequenze in rapporto alla necessità di studiare i diversi tessuti e le strutture del pavimento pelvico, in particolare il complesso sfinteriale. Tale metodica si è mostrata di estrema utilità nella stadiazione delle neoplasie del retto basso e del canale anale, permettendo la valutazione dell’invasione locale, delle strutture adiacenti e l’interessamento linfonodale loco-regionale, confermandosi, inoltre, indagine cardine nel follow-up di questi pazienti. L’indagine trova applicazione anche nella patologia benigna: per esempio, consente l’esatta localizzazione dei processi suppurativi quali ascessi o fistole, sia anali che perianali. In questo ambito, le ultime sonde ad alta frequenza hanno in molti casi permesso di soprassedere all'uso di altri strumenti diagnostici, sostituendosi alla fistolografia, un tempo considerato il gold standard nella ricerca dei tramiti fistolosi.

La validità ed utilità di tale metodica di studio è confermata anche da studi di molti autori che hanno dimostrato come la valutazione ultrasonografica nelle neoplasie del retto permetta non solo di valutare la lesione della parete rettale ma, con le opportune frequenze (7 MHz), di poter definire la presenza di linfonodi con caratteristiche metastatiche nel tessuto perirettale e nel mesoretto, con accuratezza che varia da 82 a 88% circa a seconda degli studi presi in esame.

Nelle neoplasie del canale anale, l'ecografia riveste un ruolo nella diagnosi e stadiazione delle lesioni, nella sorveglianza dei pazienti che sono stati trattati conservativamente (radio-chemioterapia) e serve a porre le indicazioni per il trattamento chirurgico più opportuno. Nella stadiazione del cancro dell'ano si definisce uT1 la lesione confinata alla sottomucosa, uT2a quella che invade lo sfintere interno, uT2b nel caso di lesioni che coinvolgono lo sfintere esterno, uT3 le lesioni che sconfinano nei tessuti perianale e uT4 nel caso di coinvolgimento di altre strutture o organi circostanti.

Nella diagnostica delle fistole, l'ecografia ha dimostrato di essere, in mano ad operatori dedicati a tale metodica e con discreta esperienza, altamente affidabile, soprattutto se associata all'uso del contrasto mediante iniezione con H2O2 che consente una precisa visualizzazione dei tragitti fistolosi, anche nel caso di co-presenza di tramiti secondari.

Nella valutazione dei difetti sfinterici, è possibile apprezzare lesioni, disomogeneità, alterazioni strutturali o anche franche interruzioni. Con particolare riferimento all'incontinenza anale, l'analisi ecografica riesce a localizzare la presenza di lesioni isolate a carico dello sfintere anale esterno e/o interno, permettendo di misurarne l'estensione in gradi e di differenziarle da immagini di disomogeneità.

Nelle lesioni da parto, l'entità del trauma è tale da determinare un'interruzione di ambedue gli sfinteri. Tale rilievo appare particolarmente importante nella programmazione chirurgica non solo coloproctologica ma anche ginecologica, in particolare nel caso di interventi per via vaginale.

In conclusione, l'ecografia transrettale - esame di costo medio-elevato - ha ormai sostanzialmente sostituito l'EMG anale per lo studio dei pazienti affetti da incontinenza permettendo di "mappare" in maniera precisa eventuali interruzioni sfinteriali e di valutarne l'entità. È inoltre uno strumento conoscitivo indispensabile nella diagnostica delle suppurazioni dei tramiti fistolosi, soprattutto se associata a iniezione di contrasto, potendo raggiungere una sensibilità e specificità che si attestano attorno al 90%. Ha assunto un ruolo di sempre maggiore rilievo nella diagnosi, stadiazione e ristadiazione dopo trattamenti neoadiuvanti delle neoplasie del canale anale e del retto distale.

Immagine bidimensionale di una voluminosa raccolta ascessuale perianale
Ricostruzione tridimensionale del canale anorettale
Prof. Maurizio Gentile
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