MALATTIE INFIAMMATORIE


Le malattie infiammatorie croniche dell’intestino costituiscono un importante capitolo nell’ambito delle affezioni del colon-retto.

Si tratta di forme caratterizzate da un andamento periodico e disturbi intestinali che spesso possono confondersi con problemi anche estremamente banali quali le infezioni intestinali, ma che si ripetono più volte senza apparente nesso di causalità specie in alcuni periodi dell’anno e/o in momenti di particolare stress del soggetto (ansia, problemi lavorativi, affaticamento, matrimoni, gravidanze, dolori e lutti, ecc.).

La principale caratteristica è la DIARREA, in genere con emissione di sangue e muco, che si manifesta in diverse scariche giornaliere e produce nel paziente uno stato di malessere generale e di prostrazione. Queste malattie, che normalmente sono di pertinenza dello specialista gastroenterologo, coinvolgono in numerose occasioni il chirurgo, specie per l’insorgenza delle complicanze.

Nella definizione di IBD (non-specific inflammatory bowel disease) vengono accomunate le due forme più comuni da causa sconosciuta: la colite ulcerosa e il morbo di Crohn. Esse hanno caratteristiche comuni ed in alcuni casi possono addirittura coesistere. Il concetto di malattie autoimmuni in cui esiste una quota di anticorpi contro le cellule della mucosa intestinale è accettato come teoria ragionevole per spiegarle.

E’ definitivamente sfatata la correlazione con forme infettive, anzi l’incidenza di colite ulcerosa è inversamente proporzionale a quella delle dissenterie da germi.

La colite ulcerosa insorge prevalentemente in età giovanile, al di sotto dei 30 anni, ma esiste un secondo picco di incidenza intorno ai 60 anni. Essa è caratterizzata da esacerbazioni e remissioni con sanguinamento quasi sempre presente nelle scariche diarroiche.
Il dolore addominale è raro così come le manifestazioni perianali e le fistole. Sono presenti invece alcune manifestazioni extraintestinali, quali dolori articolari, infiammazioni oculari e, nei bambini, ritardi di crescita e stati cronici di malattia dovuti alla costante disidratazione ed anemizzazione.

La complicanza più temibile è il megacolon tossico, ovvero una diltazione abnorme del colon in uno stato grave di sofferenza, il cui rischio è la perforazione dell’intestino e la diffusione del suo contenuto in addome.
La diagnosi di colite ulcerosa si fa attraverso l’esame endoscopico con i prelievi bioptici che, unici, danno la certezza di malattia.

E’ bene sapere che una diagnosi istologica di colite aspecifica non ha il significato di colite ulcerosa ma semplicemente di una forma molto accentuata di colon irritabile.



La colite ulcerosa ha una risposta fortemente positiva ad alcuni farmaci specifici che provocano periodi di benessere anche molto prolungati ma debbono essere prescritti dallo specialista chirurgo o gastroenterologo perché si tratta di terapie molto flessibili ed articolate che non possono ammettere il “fai da te” (mesalazina, corticosteroidi, immunosoppressori).

Da ultimo, la colite ulcerosa riconosce una relazione con il cancro che è legata alla estensione della malattia ed agli anni di malattia, per cui globalmente non rappresenta un grande rischio per il paziente.

La chirurgia interviene nelle complicanze della malattia ed il suo scopo è di rimuovere l’intero colon ossia tutto il possibile terreno della malattia. La vita normale del paziente è possibile grazie alla ricongiunzione dei due segmenti restanti, ossia l’ileo (la parte che è a monte del colon) ed il canale anale o un piccolo tratto del retto se quest’ultimo è poco ammalato.

Il Morbo di Crohn è un’altra malattia intestinale, forse più temibile rispetto alla colite ulcerosa per l’andamento più subdolo, il numero di complicanze più elevato ed il coinvolgimento più frequente del chirurgo.

Diversamente dalla colite ulcerosa, il Crohn non ha la diarrea con scariche mucosanguinolente, ma piuttosto coliche addominali dolorose che assumono spesso un carattere di crisi sub-occlusive per il fatto che alcuni tratti intestinali infiammati divengono rigidi e il passaggio si riduce creando una ostruzione.

Sono frequenti inoltre gli episodi febbrili con formazione di ascessi e talvolta di fistole intestinali, che guariscono con grande difficoltà e rispondono male alla terapia medica.Molto piu frequente è la patologia anale, con fistole che diversamente dalle normali hanno una spiccatissima tendenza a fistole multiple e recidivarie.

La diagnosi è molto complessa per il fatto che i tratti intestinali implicati (raramente il colon) sono difficilmente raggiungibili: radiologia, endoscopia, esame istologico insieme agli esami di laboratorio sono gli strumenti utili.

La correlazione con il cancro è minore che non per la colite ulcerosa, ma il ricorso all’intervento chirurgico è molto più frequente, anzi è prevedibilmente reiterativo.

Nel Crohn molto più che nella colite ulcerosa la terapia medica è molto complessa ed è opportuno più che mai bandire qualunque gestione personale.
Prof. Maurizio Gentile
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