PRURITO ANALE


Il prurito anale è una manifestazione clinica comune a numerosi quadri patologici; esso è espressione di malattia locale o sistemica.

La fistola anale, il prolasso emorroidario di terzo grado e i condilomi rappresentano i casi più frequenti di patologia locale, mentre il diabete mellito, feci alcaline e malattie infiammatorie croniche del grosso intestino sono le più importanti cause sistemiche. In molti casi non è possibile riconoscere un agente causale, e per queste lesioni idiopatiche si può attuare solo una terapia sintomatica.

Esistono due manifestazioni di malattia, acuta e cronica:
Il prurito anale acuto è sempre sostenuto da una dermatite; la cute appare rossa ed edematosa, secca o umida. Può essere interessata una parte o l’intera regione perianale, senza risparmiare lo scroto o la vagina.
Il prurito anale cronico normalmente evolve da una lesione cutanea più piccola, può essere localizzato o diffuso e presenta diversi gradi di severità: nella forma più lieve le pieghe cutanee che s’irradiano dall’ano possono essere accentuate dall’edema, la cute può apparire pallida per l’ispessimento dell’epidermide, e si osservano piccole lesioni superficiali spesso lineari causate dal grattamento. Nella forma moderata queste medesime lesioni appaiono più evidenti mentre nella forma severa esse diventano sovrapponibili ad una leucoplachia.

Numerose lesioni dermatologiche possono essere responsabili di prurito anale; esse includono la psoriasi, il lichen planus, la dermatite da contatto, le infezioni fungine.

      

Anche alcune parassitosi intestinali si manifestano con intenso prurito anale; le più diffuse sono certamente le elmintiasi, nel corso delle quali il parassita ciclicamente discende verso l’ano per deporre le uova, la cui schiusa causa prurito persistente.

Nella diagnosi differenziale bisogna tenere in considerazione l’allergia a cibi o farmaci, inclusi gli antibiotici, ed alcune lesioni che, pur non causando normalmente prurito, si manifestano con un aspetto macroscopicamente sovrapponibile a quello riscontrato nel prurito anale idiopatico, tra le quali la vitiligine e la craurosi, da alcuni considerata una precancerosi.

Istologicamente l’epidermide appare ispessita, con proliferazione spinocellulare ed ipercheratosi; si osserva comunemente un infiltrato di polimorfonucleati nel derma.

Comunemente, il prurito è più fastidioso di notte a letto; il caldo e gli indumenti di lana aggravano il sintomo. Il grattamento può produrre piccole lesioni sanguinanti. È possibile osservare la regione perianale estremamente umida, quasi come durante l’evacuazione; tale reperto è dovuto alla cute malata, e talvolta conduce a toilettes estremamente rigorose, nello sforzo di detergere e pulire la regione.

Il trattamento comporta l’eliminazione della causa scatenante il prurito, quando essa è nota, ed una serie di presidi terapeutici tesi a lenire il sintomo, come compresse di ghiaccio, un’accurata igiene locale, grossi cerotti per tenere divaricate le natiche, applicazione di pomate al cortisone - utili soprattutto quando il prurito è associato ad un ano "umido"-, alla lanolina, al fenolo o a base di anestetici locali.

È utile variare il tipo di rimedio utilizzato; allorquando il prurito si manifesti in modo molto fastidioso di notte, si è dimostrata efficace una blanda sedazione per un tempo limitato, che riduce, peraltro, le lesioni da grattamento.

Un trattamento completamente efficace per il prurito idiopatico non è stato ancora messo a punto; in questo senso deve essere applicato il concetto di medicina olistica: la tensione e lo stress possono essere ridotti e lo stato di salute fisica e psichica può migliorare assumendo corrette abitudini alimentari, seguendo programmi bilanciati di esercizio, controllo del peso e ricreazione.

Non bisogna promettere una cura definitiva al paziente, che dev’essere rassicurato sulla natura benigna del suo fastidio, ancorché esso nelle forme idiopatiche possa risultare cronico, andare incontro a periodi d’esacerbazione, non essere trattabile, in qualche episodio, con nessun presidio terapeutico.

In queste circostanze la strategia migliore impone di:
- Regolarizzare l’alvo con evacuazioni quotidiane, evitando l’uso di olio di vaselina;
- Mantenere l’ano pulito con uno scrupoloso lavaggio, asciugando con delicatezza l’area perianale;
- Evitare al massimo di grattare la cute perianale negli accessi di prurito, ed esercitare energici massaggi con le dita al di sopra degli indumenti;
- Rimuovere accuratamente ogni precedente applicazione topica e lavare accuratamente prima della nuova applicazione;
- Adoperare biancheria di cotone, evitando il contatto diretto con la cute di lana e nylon;
- Continuare il trattamento per qualche tempo dopo la cessazione del sintomo;
- Eseguire i lavaggi utilizzando acqua ed un sapone neutro;
- Adoperare pomate all’ossido di zinco.
Prof. Maurizio Gentile
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